Politica

L’integrazione degli Italiani all’estero

[themecolor]L’intervento di Silvia Alicandro all’incontro con gli elettori organizzato a Stoccarda assieme a Pasquale Vittorio.[/themecolor]

Sono molto contenta che oggi, come già altre volte, ci siano italiani e tedeschi a confrontarsi sul tema dell’integrazione.

Naturalmente devo ringraziare di questa opportunità Pasquale Vittorio che, ancora una volta, dimostra di voler essere accanto alla sua gente e comprendere meglio come può rendersi utile per soddisfare i bisogni di ognuno.

Silvia Alicandro all'incontro di StoccardaOggi [themecolor]il tema dell’integrazione riguarda tutti[/themecolor] perché vediamo continuamente persone spostarsi in quelle che considerano le “terre promesse” dove lavorare e vivere meglio.
Un tempo la terra promessa era rappresentata dall’America, oggi forse, è proprio la Germania ad essere la nazione più scelta per l’immagine di stabilità economica che evoca.

Queste continue emigrazioni richiedono, oggi più che mai, un’attenta riflessione per permettere una reale e concreta integrazione di tutti.
Dal mio punto di vista e non solo, non basta più conoscere bene la lingua del paese ospitante, ma è indispensabile comprenderne bene la cultura e le abitudini.
Faccio un esempio molto semplice e apparentemente banale:
se un tedesco offre tortellini alla matriciana ad un italiano, questo sicuramente dirà inorridito che, con il sugo alla matriciana, ci vogliono gli spaghetti. La stessa cosa accadrà ad un tedesco se un italiano vuole fargli bere una Weißbier  in un bicchiere per l’acqua.
E potrei farvi molti altri esempi.
Questo significa che una comunicazione interculturale richiede una riflessione su se stessi per capire quali sono i comportamenti che accettiamo dall’altro e su che livello mettiamo determinati valori.

Per questa riflessione e per questa conoscenza reciproca, ovviamente, ci vuole tempo e una buona capacità di osservazione e di ascolto dell’altro ed è necessario che tutti siano disposti al confronto senza pregiudizi.
A questo scopo ritengo fondamentale l’esperienza delle persone più anziane che rappresentano la base della nostra storia e che forse hanno sofferto più di noi la scelta di cambiare paese. Ed è indispensabile il contributo delle nuove generazione che hanno forse più strumenti e più capacità nell’affrontare il cambiamento.
Ritengo che niente si possa portare avanti senza la sinergia di tutti, a prescindere dalla nazionalità di provenienza.

In Italia in quest’ultimo ventennio non abbiamo avuto buone politiche di accoglienza e le persone che arrivano da noi non sono trattate con pari dignità, ma troppo spesso usate e sfruttate.
E’ stata alimentata l’ansia per lo straniero che porta solo violenza e che ruba il lavoro agli italiani, senza pensare che anche noi, da sempre, siamo stati a nostra volta stranieri in altri paesi.

Oggi più che mai è necessario cambiare la mentalità e pensare all’altro come una fonte di ricchezza e non di pericolo.

Il lavoro è sicuramente lungo e complesso, ma spero che presto si potrà arrivare a pensare e a dire che ci troviamo in un’ Europa dei diritti  e dei valori uguali per tutti (bello sarebbe dire il Mondo intero) dove non basta, come diceva nel ’68 i grande Bob Kennedy, il PIL ad indicare il benessere di uno Stato perché “il prodotto interno lordo non descrive la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o la gioia dei loro momenti di svago; non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri legami famigliari, l’intelligenza del nostro dibattito pubblico o l’integrità dei nostri pubblici ufficiali. Non misura né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra compassione o la nostra devozione al paese.
Misura tutto eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta.”

Sentire in questa campagna elettorale italiana parlare solo di problemi economici e di abbassare le tasse, facendo false promesse solo per ottenere voti mi rattrista e mi disgusta profondamente.
Possibile che non si parli più di valori e di diritti?
Per questo motivo ho accettato la proposta di Pasquale di candidarmi e di contribuire, insieme a lui e ai nostri connazionali, a cambiare le cose che non ci piacevano.
Vogliamo oggi e domani realizzare una “rivoluzione civile “ per attuare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia della Nostra Costituzione.
Vogliamo realizzare nuove politiche economiche e sociali che tutelino i diritti e la dignità di ogni persona.
Vogliamo che i nostri figli stiano meglio anche nelle scuole tedesche e che abbiano le stesse opportunità (sappiamo bene quali sono le discussioni su questo tema).
Vogliamo che siano ritirate tutte le missioni che falsamente vengono definite di pace e ridotte le spese degli armamenti.
Vogliamo investire le nostre tasse nel sostegno alla Famiglia, nella scuola e nella Ricerca.
Vogliamo un’ Italia e un’ Europa migliore per tutti.